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Penso dunque Sono” diceva il filosofo Pascal per definire che l’essenza stessa del nostro esistere consiste nella capacità di pensare: prima noi stessi, poi il mondo che ci circonda.  La realtà ci insegna che di nulla siamo padroni.

La Natura in realtà non ci appartiene per nulla: noi ne siamo solo i custodi per un tempo limitatissimo, tra l’Immensità che ci precede e ci segue. E anche il nostro corpo ad un certo punto lo dovremo restituire. Così come la vita ci è stata data senza che la chiedessimo, dovremo restituirla e con essa ogni singola molecola che compone il nostro organismo. Il tutto ritornerà in capo alla Natura.

Mi piace pensare che più che Cogito ergo Sum (Penso dunque Sono) noi umani siamo “Dono, dunque Sono. La caratteristica che ci rende davvero umani è il gesto del dono, gratuito e disinteressato. E’ l’unico gesto che ci aiuta a capire l’essenza di quello che siamo: Esseri di passaggio nel mistero della vita, in compagnia di altri Esseri come noi. Donare sangue è uno dei tantissimi strumenti che abbiamo a disposizione  per aiutarci a dare un senso al tempo che

trascorreremo in questo fazzoletto di terra che è il pianeta Terra, nell’Universo infinito. Il patrimonio genetico di ogni essere umano sulla Terra è uguale per più del 99,8 %. Quelle che noi chiamiamo differenze – colore degli occhi, dei capelli, della pelle – sono relegate a meno dello 0,1%. Una nullità. Di fatto siamo tutti uguali e legati dal medesimo destino. E il sangue che ha lo stesso colore per tutti, ce lo ricorda ogni santa volta che andiamo a donarlo. Donarlo vuol dire riconoscersi umani, simili, senza reali differenze. L’unica vera differenza sta nel come decidiamo di vivercela la vita che ci è stata data. In questa logica penso ad Alessandro (pag.4) agli alunni del “Mare di gocce” (pag.16) e Nicole e Luca (pagina 22). Alessandro e gli alunni con la loro testimonianza, Nicole e Luca con la loro scelta di vita, ci dicono chiaramente  che esiste un “amore che muove il Sole e altre Stelle”. Col dovuto rispetto verso il caro Pascal, qui facciamo un bel salto nel: “amodono, dunque Sono”.               

Giuseppe Iosa

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