Lasciare un segno, senza distruggere

Ci sono immagini che facciamo fatica a conciliare con l’idea di #città in cui ci piace vivere. Vetrine infrante, negozi saccheggiati, arredi urbani distrutti. È ciò che Milano ha visto lo scorso fine settimana, il 17 e 18 ottobre.

Di fronte a episodi come questi, la prima reazione è spesso la rabbia. E’ comprensibile. Ci sono comportamenti che vanno condannati, responsabilità che devono essere accertate e danni che non possono essere liquidati con una giustificazione.

Ma, una volta espressa la nostra indignazione, resta una domanda che forse merita di essere ascoltata.

Che cosa possiamo fare perché le nuove generazioni imparino a sentirsi parte di una comunità, anziché estranee a essa?

Non è una domanda che riguarda soltanto i ragazzi protagonisti di questi episodi. Riguarda anche noi adulti, le famiglie, la scuola, le istituzioni e le associazioni. Riguarda il modo in cui educhiamo al rispetto, alla responsabilità e alla consapevolezza che le nostre azioni, anche quelle più piccole, hanno conseguenze sugli altri.

Perché il senso di comunità non nasce soltanto dalle regole. Si costruisce anche attraverso le esperienze, le relazioni, le occasioni in cui ciascuno può scoprire che il proprio contributo conta davvero.

Non basta spiegare che cosa non si deve fare. Occorre anche offrire occasioni per sperimentare il valore di ciò che si può fare.

È qui che il #volontariato può svolgere un ruolo importante. Non perché abbia risposte a ogni problema, né perché basti partecipare a un’associazione per risolvere le difficoltà di una persona o di una generazione. Ma perché offre la possibilità di uscire, almeno per un momento, dal proprio spazio individuale e accorgersi che esistono bisogni, persone e realtà di cui possiamo prenderci cura.

Si impara facendo. Si impara incontrando gli altri. Si impara scoprendo che il tempo dedicato a qualcuno non è tempo perso e che un gesto, anche piccolo, può avere un valore che va ben oltre chi lo compie.

E la donazione di sangue, che cosa ci insegna?

Ci insegna che possiamo fare qualcosa di importante per una persona che non conosciamo. Che possiamo mettere a disposizione una parte di noi senza sapere chi ne beneficerà, senza aspettarci un riconoscimento, senza ricevere nulla in cambio.

È un gesto semplice, ma racchiude un significato profondo: la vita degli altri ci riguarda, anche quando quegli altri non hanno un volto, un nome o una storia che conosciamo.

Chi dona non è un eroe. È una persona che sceglie di fare la propria parte. Proprio in questa normalità c’è qualcosa di prezioso da trasmettere, soprattutto ai più giovani.

Noi di FIDAS Milano cerchiamo di farlo anche attraverso il progetto “Un Mare di Gocce”, con il quale siamo presenti nelle scuole di Milano e provincia, dalle primarie alle superiori, per far conoscere il valore della donazione di sangue e il significato di quel gesto gratuito e disinteressato che ne è alla base. Si tratta di aiutare i ragazzi a scoprire, già da giovanissimi, che possono fare qualcosa di buono per la comunità di cui fanno parte. Perché diventare grandi significa anche trovare, ciascuno a modo proprio, il modo di essere utili agli altri.

Come FIDAS Milano abbiamo da sempre grande fiducia nelle nuove generazioni. E crediamo che, come volontari, abbiamo anche una responsabilità educativa: non quella di spiegare ai ragazzi come devono essere, ma di offrire loro occasioni per scoprire quanto possa essere bello e importante fare qualcosa per gli altri.

Non servono gesti straordinari per contribuire al bene comune. A volte basta dedicare del tempo, aiutare qualcuno, partecipare alla vita del proprio quartiere, mettersi a disposizione di un’associazione. Oppure scegliere di donare il proprio sangue, sapendo che quel gesto potrà aiutare una persona che ne ha bisogno.

Sono modi diversi di esprimere una stessa consapevolezza: non siamo soltanto individui che vivono uno accanto all’altro. Siamo parte di una comunità, e possiamo contribuire a renderla migliore.

Forse non possiamo impedire ogni gesto di distruzione. Possiamo però moltiplicare le occasioni in cui imparare a costruire. Possiamo rendere visibili esperienze di solidarietà, aprire le porte delle nostre associazioni, coinvolgere i giovani non soltanto come destinatari delle nostre iniziative, ma come persone capaci di portare idee, energie e responsabilità.

Perché educare al dono non significa chiedere a qualcuno di essere come noi. Significa offrirgli la possibilità di scoprire, attraverso un’esperienza concreta, che prendersi cura degli altri può dare un senso diverso anche al proprio stare nel mondo.

Una città non si costruisce soltanto riparando ciò che è stato danneggiato. Si costruisce anche attraverso le persone che ogni giorno scelgono di prendersene cura.

Probabilmente, accanto alla domanda su quali segni vogliamo impedire che vengano lasciati, dovremmo porcene un’altra.

Quali segni vogliamo aiutare i giovani a lasciare?

Noi di #fidasmilano crediamo che uno di questi possa nascere da una goccia di sangue donata gratuitamente, in silenzio, per qualcuno che non conosceremo mai.

Una piccola impronta di bene. Che non toglie nulla a nessuno, ma può restituire molto a qualcuno.

Ultime News

La tua impronta

Rallentare per scegliere quale impronta lasciare: vuoi farlo con #fidasmilano?