Articolo 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. (Art. 32 della Costituzione italiana)

Il diritto alle cure è di tutti, così come il dovere dello Stato di garantirle. Se vogliamo avere ospedali che funzionano con il personale sanitario al completo e apparecchiature all’avanguardia, il nostro dovere è di pagare le tasse.

Ma di fronte ad un malato talassemico che ogni 15 giorni ha bisogno di una terapia trasfusionale adeguata come facciamo a garantire la disponibilità di sangue?

In Italia, per fortuna, la donazione di sangue è regolata da una legge dello Stato, la 219 del 2005 che all’art. 2, comma 2 che recita: “la donazione di sangue e dei suoi componenti, è volontaria, periodica, responsabile, anonima e gratuita”. Se facessimo un paragone tra il dovere civico di donare il sangue e l’obbligo di pagare le tasse è evidente che non si possono obbligare i cittadini a donare il sangue così come si fa con le tasse. E quindi, come possiamo garantire il fabbisogno di sangue ed emocomponenti per coloro che ne hanno il sacrosanto diritto a riceverlo?

Buttiamo all’aria la Carta Costituzionale?

Gli anglosassoni nella loro sinteticità dicono che un malato ha diritto ad una cura giusta, nella giusta quantità, al momento giusto, per una giusta terapia. Le famose 4 R.

Ma nel nostro Paese in periodi dell’anno di forte emergenza di sangue, siamo certi di poter garantire tutto questo ai nostri pazienti sottoposti a terapia trasfusionale? Non corriamo il rischio che venga leso il diritto alle cure sancito dalla Costituzione?

Non si tratta di una disquisizione accademica, ma ne va della salute di persone fragili.

I dati nazionali ci dicono da tempo che i donatori stanno diminuendo, l’età media sale, molti Centri Donatori sono in difficoltà per carenza di personale sanitario. E sono solo alcuni dei problemi che concorrono alla carenza di sangue. Anche Regioni storicamente in eccedenza di sangue e che garantivano il fabbisogno per quelle con meno donatori, si trovano in difficoltà. Stiamo affrontando una estate tra le più difficili per il fabbisogno di sangue con dati, rispetto allo scorso anno, in decrescita o nella migliore dei casi in parità. Non va meglio nel resto d’Europa. Anche negli USA, produttore del 60% del plasma mondiale, si registra un calo del 40% negli ultimi 24 mesi.

Siamo entrati da anni, ben prima del Covid, in una tempesta. Ora sta diventando perfetta. Avrà ripercussioni serie e pesanti nel futuro, se non troviamo il linguaggio giusto per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema.

Se a livello mondiale, oggi, prestiamo più attenzione ai cambiamenti climatici, alle risorse energetiche, l’ambiente e l’alimentazione, allo stesso modo dovremmo concentrarci sulla carenza di sangue. In caso contrario ci ritroveremmo a far fronte ad ancor più gravi carenze.

Nessuno ora, a nessun livello, ha una soluzione in tasca, ma la soluzione sarà frutto di azioni e comportamenti collettivi.

A noi come associazione, tocca quello della promozione e valorizzazione del dono.

Giuseppe Iosa

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